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ITINERARI  NATURALISTICI  (a cura di Tiberio Roscioni - guida naturalistica)  

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Itinerari consigliati :

Montegallo - Fiastra - Acquacanina - Bolognola - Montemonaco - Ussita

MONTEGALLO "Il sentiero del mulino e del culto"

Partendo da Balzo di Montegallo (AP) sede del Comune (886 m) prendere (a piedi o in auto per poche centinaia di metri) la strada asfaltata per Montemonaco ed imboccare a sn una sterrata in discesa subito dopo il ponte sul fiume Fluvione. Da qui parte il sentiero vero e proprio che costeggiando il fiume arriva fino alla chiesa di Santa Croce nella frazione di Interprete (922 m). Durante il percorso si possono notare due mulini ad acqua, segni dell'attività dell'uomo nella storia, non più funzionanti, ma ancora ben tenuti. Lungo il fiume si può notare la tipica vegetazione ripariale ricca soprattutto di salici. Da notare anche piante di noci, castagni e noccioli ad uso alimentare per l'uomo. Da Santa Croce salire sulla scalinata e proseguire per un sentiero che porta alla frazione di Colle (1015 m). Incrociata la strada asfaltata riprendere una carrareccia a ds. che porta a Santa Maria in Pantano o alle Sibille (1159 m) voltando a sn. della sorgente Santa. Questa stupenda chiesetta, situata ai piedi del Monte Vettore a 1159 s.l.m. su un antico sentiero storico (il sentiero dei mietitori), sembra che sia stata fatta costruire dal vescovo di Ascoli Piceno Audere o Auclere intorno al 780. Probabilmente è stata nel tempo più volte modificata ed oggi appare diversa da quella che doveva essere originariamente. E' detta anche Santa Maria delle Sibille, probabilmente perché nella chiesa sono raffigurate delle Sibille; insieme alle chiese di Santa Maria in Lapide e San Michele in Furonibus (nei pressi di passo Galluccio, oggi scomparsa) è una delle più antiche chiese del Piceno . Il toponimo "pantano", invece, è dovuto alla quantità d'acqua che nei pressi della chiesa sgorga per l'incontro di due rocce di differente permeabilità (le calcaree permeabili e le arenacee impermeabili). Continuare la strada per qualche centinaio di metri dalla sorgente Santa ed arrivare su degli ampi prati in un suggestivo paesaggio. Ora tornare verso Colle ma incrociata la strada asfaltata volgere a ds e poi a sn per riprendere un sentiero che porta al paese diroccato di Casale Vecchio (1010 m). Il paese è quasi interamente distrutto in quanto negli anni '30 cadde una valanga abbattendo le case. La storia narra che nell'unica casa risparmiata dalla valanga si stava svolgendo una veglia di tutti i paesani per una bambina defunta e quindi quell'angioletto salvò l'intero paese evitando una tragedia. Da Casale Vecchio tornare alla chiesa di Santa Croce per un area sosta immersa nel verde e di qui tornare a Balzo per il sentiero dell'andata. 

FIASTRA Gole del Fiastrone - Grotta dei Frati 
Valle affascinante e misteriosa, dove il torrente Fiastrone con le sue acque limpide e turbinose, ha eroso la roccia formando una forra selvaggia e di ineguagliabile bellezza. Ripidi versanti rivestiti da fitta vegetazione che degrada fino al solco del torrente dove forma una foresta impenetrabile. Anche in questo angolo selvaggio, rifugio del raro e schivo gatto selvatico, l'uomo ha lasciato il segno antico di una presenza discreta e coraggiosa. Furono i clareni (1300 ) a costruire la chiesina di Santa Maria di Specu, ora conosciuta come Grotta dei Frati. Ancora oggi si possono ammirare i ruderi degli antichi ricoveri dei "fraticelli". La grotta fu definitivamente abbandonata nel 1600 a causa del prosciugamento della sorgente e per le persecuzioni. 
FIASTRA Lago di Fiastra 
Itinerario che si snoda lungo le rive del Lago di Fiastra, dove le acque azzurre contrastano con il verde dei monti che circondano l'omonima Valle. Il bacino, di origine artificiale, fu realizzato negli anni '50, con lo sbarramento del fiume Fiastrone, e la costruzione della diga, alta 85 mt. Per la realizzazione del bacino è stato completamente distrutto l'antico abitato di Fiume, di cui ora rimane solo il vecchio ponticello visibile quando il livello dell'acqua scende, e l'antica chiesa di San Lorenzo (XI - XII) a testimonianza dell' antico insediamento; all'interno si possono ammirare pregevoli affreschi duecenteschi e alcuni di scuola camerinese. Il sentiero facile e quasi completamente pianeggiante (di cui una parte è accessibile a tutti) inizia dal paese di San Lorenzo al Lago e si snoda lungo le rive del Lago, fino alla diga, tra arbusti di prugnolo, corniolo, ginepro, maggiociondolo, e rosa canina.

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ACQUACANINA Prati di Ragnolo
     Vasto pianoro ondulato caratterizzato da verdi praterie dove antichi interventi per ampliamento dei pascoli hanno sostituito le preesistenti foreste di faggio di cui oggi ne rimane solo una piccola parte. In primavera fioriture splendide si addensano e si disperdono in una tavolozza di colori dove il visitare non potrà che restarne affascinato. Graminacee, leguminose e composite costituiscono le componenti di base del folto mesobrometo, tra cui spiccano elementi floristici tipici dei pascoli primari; dall'invadente luminosità delle fioriture di narcisi e di asfodelo, a quella di sobria eleganza della genziana maggiore. Accanto a queste fioriture di nontiscordardimé, di orchidee selvatiche, di viole, dell'astro alpino, e della rara e preziosa fritillaria dell'orsini. In questo ambiente, ricco di stimoli e di messaggi, in cui i profumi e i colori si succedono, non si può non ammirare il panorama sulla campagna marchigiana che si estende fino al mare Adriatico, dove il Gran Sasso e il Monte Conero delimitano il nostro sguardo. 
ACQUACANINA Valle di Rio Sacro 
Valle quieta e silenziosa, scelta dai monaci benedettini come luogo di preghiera e meditazione; vicino al torrente Rio Sacro vi fondarono una abbazia, che poi abbandonarono intorno all'anno 1000, per trasferirsi nel paese di Acquacanina. Oggi dell'abbazia non rimane che qualche pietra. L'itinerario in un primo tratto percorre una vecchia carrareccia che segue il percorso del fiume, dove salici, noccioli e sambuchi ne fanno da cornice. Prima che il sentiero si inoltri nel bosco si attraversa una radura dove si trovano i resti dei "i cascinali", antiche costruzioni che servivano da riparo a pastori e boscaioli. Il sentiero poi sale nel bosco di faggio ed infine nelle verdi praterie di alta quota, regno di falchi e dell'aquila reale.
 BOLOGNOLA - Valle del Fargno 
La valle del Fargno, che prende il nome da "farnia", un tipo di quercia, è caratterizzata dal tipico profilo a "V" delle valli fluviali, ed è percorsa e modellata dal fiume Fiastrone, con versanti ricoperti da fitti boschi di faggio. L'itinerario che parte dal paese di Bolognola e risale la Valle del Fargno, ricopre una importanza storica in quanto era l'antico collegamento tra il versante Maceratese e il versante Umbro. E' possibile scorgere nel terreno umido vicino al torrente impronte del cinghiale, del capriolo, o con un po' di fortuna le impronte del lupo. Nell'ultimo tratto dell'itinerario, dopo una breve e salita, i nostri occhi potranno ammirare il suggestivo panorama sulla parete del Monte Bove Nord e sulla Val di Panico con le sue doline.
MONTEMONACO - Lago di Pilato
Giunti a Foce di Montemonaco (AP) (945 m.) attraversare tutto il paesino e poi continuare per la sterrata  nella Piana della Gardosa  fino a che il sentiero diventa stretto e si arrampica nel bosco (1 ora). Inizia a questo punto il tratto più impegnativo in quanto molto ripido (le svolte) anche se recentemente e’ stato facilitato da gradonate artificiali in legno. Superato il salto che coincide con il limite del bosco (1500 m.), ci si incammina dentro la Valle di Pilato e senza prendere deviazioni a ds. o a sn. (attenzione a 1763 m. c’è un evidente bivio a ds. che porta a Castelluccio) si risale fino al Lago di Pilato (1940 m.) (3 ore)
Il Ritorno per la stessa via dell’andata. (3 ore)
Il Lago di Pilato è sicuramente il luogo nei Monti Sibillini che vanta il maggior numero di primati.
Innanzitutto, sembra impossibile, ma è l’unico lago naturale nella Regione Marche. Poi ci ha scelto come sua dimora esclusiva il noto “Chirocefalo del Marchesoni”, un piccolo crostaceo di colore rosso che nuota a pancia in su e che vive da adulto alcuni giorni l’anno e da uovo per il restante periodo. In questo modo riesce a superare brillantemente il rigido inverno. Non solo il chirocefalo è un prezioso ospite della valle : in questi luoghi in estate fioriscono anche i rari papaveri gialli e le stelle alpine.Per finire, leggende e superstizioni  hanno da sempre reso questo laghetto un luogo magico. Un luogo di incontro di maghi e negromanti  che intorno all’anno 1200 costrinsero la città di  Norcia ad innalzare un muro intorno a quel  lago maledetto per evitare la pratica dell’occulto; i trasgressori pagavano con la vita.
Anche il suo nome ha un’origine misteriosa in quanto la leggenda narra che vi precipitò il corpo ormai esanime di Ponzio Pilato dentro un carro trainato da una coppia di buoi o bufali. Il lago ha origine in uno spettacolare anfiteatro naturale che segna l’inizio dell’antico ghiacciaio e quindi di tutta la valle glaciale fino a Foce. La pozza che si forma in estate dallo scioglimento delle nevi è chiusa da una diga naturale formata da un’antica morena.
Nella valle esiste anche un fenomeno di origine carsico: la fonte del lago, che nasce a poche decine di metri a valle del lago e scompare per riaffiorare probabilmente a circa 2 km a Fonte Matta  (chiamata così perché sgorga a suo piacimento).
Le ripide "svolte" sono probabilmente l'antico salto del ghiacciaio che poi si estendeva nell'attuale Piana della Gardosa formando quella particolare ed incantevole valle ad “U” tipica dei ghiacciai.
Alla fine della piana a ridosso dell'abitato di Foce di Montemonaco prende origine il fiume Aso.
Tale percorso e’ da evitare in inverno per pericolo di valanghe ed in piena estate sia per la mancanza di acqua nelle sorgenti sia per il notevole afflusso turistico.
USSITA- Val di Panico
L’itinerario si svolge ad anello risalendo sopra la suggestiva forra del torrente Ussita fino alla sua sorgente. E proprio da qui inizia la Val di Panico, una delle valli glaciali più belle dei Monti Sibillini con la tipica conformazione ad “U”.  La bellezza dell’itinerario proposto è soprattutto per la possibilità di scoprire ambienti diversi passando dai fondovalle agli ambienti montani dove facilmente si può osservare la neve fino all’inizio dell’estate. Il nome Val di Panico certamente non deriva dal timore che la dolce valle può suscitare, ma probabilmente da antichissime adorazioni di tribù pagane (Valle Pagana) in un tempietto, ora non più esistente, che si trovava sopra la sorgente. Anche i frati benedettini del vicino monastero di Sant’Eutizio vi eressero una cella monastica  chiamata di Sant’Angelo in Pagànico, anch’essa scomparsa da tempo. Oppure, più semplicemente, il nome deriva da panìco, un cereale coltivato anticamente in queste zone. Anche l’origine del  toponimo di Ussita non è certo. Le ipotesi più probabili della provenienza del nome sono da “Exitus”, uscita, porta, valico o dalla tribù  sannita “Ussiti” che si rifugiò sugli Appennini o addirittura da parole albanesi che significano “acqua impetuosa”.  Anche se può sembrare strano, è doveroso visitare il Cimitero di Ussita per la sua  imponenza architettonica dovuta alla sua origine di fortezza medievale (Castelfantellino). Tale fortezza fu voluta da Rodolfo II da Varano nel 1380, devastata dai vari predoni nei secoli seguenti e poi convertita a cimitero per opera del Cardinale Gasparri nei primi ‘900. Oggi ne è rimasta in piedi solo la torre.  Partendo da Ussita (MC) sede del Comune (715 m) prendere la strada asfaltata per il cimitero e, poco prima di raggiungerlo, girare a ds.  entrando  dentro lo splendido borgo ben ristrutturato  di Castelfantellino.  Prima della fine del paese prendere la carrareccia che sale a sn. nel bosco fino a raggiungere una radura che per lo stupendo panorama  che si gode del Monte Bove, è chiamata “Poggio Paradiso” (1071 m) (1,30 ora). Da qui proseguire sulla carrareccia attraversando prima boschi di carpini e roverelle e poi, man mano che sia sale, di maestosi faggi convertiti  ad alto fusto. Usciti dal bosco, prendendo la strada che sale a ds.  si arriva in breve ad una fonte e poco dopo, continuando a salire, si giunge ad una sorgente di acqua che nasce direttamente dalla roccia. Siamo arrivati  alla nostra meta : da qui inizia la Valle di Panico.(1345 m. circa) (2 ore). Per chi ancora ha un po’ di energia nelle gambe può risalirla per un tratto (la testa della valle è a quasi 2000 m!) per osservare le caratteristiche botaniche e geologiche tipiche delle valli glaciali. Frequenti le doline (dallo slavo piccole valli), piccole  depressioni superficiali di origine carsica che perforano tutta la valle. Riprendere l’evidente e comoda strada di terra a ds. e scendere fino alla frazione di Casali. (1080 m.) (1 ora ). Da qui inizia la strada asfaltata ed è possibile, con l’aiuto di un auto, raggiungere Ussita in pochi minuti. Oppure si può continuare a piedi sulla strada asfaltata e, poco dopo il cimitero di Casali girare a sn. in un sentierino poco visibile in discesa che porta a Capovallazza e quindi ad Ussita. (1,30 ora)